MASTER
comunicazione storica

Operazione “Cicero”: una spia snobbata dall’arroganza nazista
di , 13 Aprile 2021, Il Blog degli studenti del Master , 6a edizione

Operazione “Cicero”: una spia snobbata dall’arroganza nazista

Tra le varie spy stories che hanno tracciato i retroscena della Seconda guerra mondiale, l’Affare Cicero, meglio conosciuto come “Operazione Cicero“, si dimostrò uno degli episodi più strabilianti e controversi della lotta tra intelligence.

Siamo nel 1943, il conflitto ha sterzato bruscamente a favore degli Alleati: mentre gli anglo-americani sbarcano in Italia e i sovietici avanzano in Crimea, la Germania intravede per la prima volta l’ombra della sconfitta. In Turchia, stato ancora neutrale e ritenuto cruciale per le sorti belliche, i contendenti cercano di sfruttare la diplomazia delle loro ambasciate per portare Ankara dalla propria parte. Ma oltre a relazioni internazionali ufficiali, si tessono fila insidiose e trame subdole, in una infinita spirale di spionaggio e controspionaggio.

La notte del 26 ottobre, l’addetto commerciale Ludwig Carl Moyzisch, in realtà un colonnello appartenente alla Sicherheitsdienst (SD, il Servizio Segreto delle SS) e responsabile dei servizi di sicurezza, viene svegliato da una telefonata della moglie del consigliere dell’ambasciata tedesca che lo prega, a nome del marito, di raggiungerli subito. In quell’occasione, per la prima volta, Moyzisch conosce un certo Pierre, che non rivelerà mai il suo vero nome, ossia Elyesa Bazna, un turco di origine albanese destinato a diventare la spia più improbabile di sempre. La storia è apparentemente semplice quanto incredibile: Pierre sostiene, con non poca superbia, di poter fornire fotografie di documenti inglesi importanti e riservati tramite i rulli negativi, a fronte di un pagamento di 20.000 sterline alla prima consegna e sole 15.000 per le successive. Se l’affare non avesse interessato i nazisti, avrebbe allora replicato l’offerta all’ambasciata sovietica, situata di fronte alla struttura tedesca, dando al massimo tre giorni di tempo per decidere se accettare o meno. Mentre si congeda, rivela, con nonchalance, di essere il cameriere personale dell’ambasciatore britannico sir Hugh Knatchbull-Huges.

Moyzisch è un brillante esperto di controspionaggio, non si fida e anzi, teme inizialmente si tratti di un maldestro doppio gioco ordito dagli inglesi. Ma allo stesso tempo vuole seguire il suo intuito: e se fosse tutto vero? Un uomo spregiudicato che per puro denaro mette a repentaglio la sua vita trafugando e fotografando informazioni criptate per venderle al miglior offerente… Non sapendo quali decisioni prendere, il mattino successivo redige una relazione dettagliata sull’accaduto e si reca dal suo superiore, Von Papen. Questi a sua volta contatta Berlino, esprimendosi favorevole e chiarendo che la risposta deve pervenire entro il mezzogiorno del 30 ottobre. L’Alto Comando tedesco accetta dopo solo due giorni, inviando ad Ankara un corriere speciale con £20.000 di piccolo taglio. La sera del 30 ottobre, Moyzisch e Bazna si incontrano ed effettuano lo scambio: ben 52 negativi, tra i quali vi è del materiale recente di valore inestimabile. Inizia così l’Operazione “Cicero”, nome di copertura dato a “Pierre/Elyesa” dovuto alla sua ricca produzione di interessanti informazioni.

Tra l’ottobre del ’43 e l’aprile del ’44, Cicero consegna un centinaio di documenti segreti, agendo come vera e propria spia per 26 volte. In questi sei mesi abbondanti, Bazna intuisce le potenzialità di guadagno sfruttando una falla nella sicurezza britannica, viziata da una debolezza dell’ambasciatore: Sir Knatchbull-Hugessen ha l’abitudine poco saggia di portarsi documenti segreti in casa per poterli leggere con comodo e tranquillamente, magari davanti un bicchiere di whisky, durante le sue insonnie notturne. Nasconde il materiale sensibile in un cofanetto, riposto a sua volta in una cassaforte da lui ritenuta inespugnabile. Cicero agisce di conseguenza con minuzia, poiché rubare è troppo rischioso ed eventuali prove devono rimanere sia in mani tedesche che britanniche, per non destare sospetto. La sua nuova veste di “spia per denaro” prevede un meccanismo quasi impeccabile: prendere con la cera le impronte della chiave della cassaforte mentre l’ambasciatore è nella vasca da bagno; la notte, dopo una lunga attesa, quando Sir Knatchbull, aiutato da potenti sonniferi, cade in un sonno profondo, entrare nella camera da letto e aprire con la copia della chiave la cassaforte; raccogliere i documenti e portarseli al piano terra nella cameretta di servizio, dove, con un cavalletto di fortuna (formato da tre bastoni e un anello metallico), una lampadina da 100 watt e una vecchia Leica può fotografare il materiale classificato; rimettere poi tutto a posto nel cofanetto verificando sempre l’intensità delle poche ore di sonno dell’ignaro ambasciatore. Tutto ciò richiede sangue freddo, rapidità e precisione: l’operazione infatti non deve durare più di 5 minuti.

I rendez-vous fra il tedesco e l’albanese per gli scambi sono segretissimi, ma al contempo sempre molto rischiosi, tanto che, a un certo punto, decidono di incontrarsi direttamente nell’automobile di Moyzisch, sulla quale Bazna salta in corsa e si nasconde per la durata del finto viaggio. Per maggior sicurezza si accordano anche di trovarsi il giorno precedente a quello stabilito per telefono (“Bonjour monsieur, parla Pierre. Ha ricevuto la lettera? Ci vediamo domani alle 9…”). La validità delle informazioni risulta sempre impeccabile e gli esperti, Moyzisch, von Papen e Schellenberg (coordinatore del controspionaggio all’estero) si convincono sempre più della gravità della situazione, a differenza della propaganda tedesca.

A Berlino, pero’, vi è molta diffidenza. Ogni informazione viene considerata una truffa o altamente improbabile. Ma in fondo, come mettere in dubbio l’arroganza nazista, convinta ancora nella vittoria finale, a causa di un contatto in Turchia del quale si conosce veramente poco?

Al contrario, considerando le vicende cruciali della guerra, alcuni esempi sono tanto rilevanti quanto tragicomici: non viene riconosciuta la strategia comune degli Alleati, anche quando Cicero riporta i dati delle Conferenze di Mosca, Cairo e Tehran (si preferisce mantenere la linea di Von Ribbentrop, il quale sosteneva vi fosse poca coesione tra potenze occidentali e sovietici); non si presta attenzione alla possibilità del futuro sbarco in Normandia, nemmeno quando spunterà, per la prima volta, la dicitura “Op. Overlord” in uno dei documenti (le alte sfere naziste ritengono impossibile l’apertura di un secondo fronte dopo lo sbarco in Sicilia). Sospetti e scetticismo sono giustificati dal compenso stipulato: a Cicero, tranne la prima volta, vengono consegnati sempre contanti falsi, ovviamente a sua insaputa, frutto della colossale falsificazione degli uomini di Kaltenbrunner (Operazione Bernhard).

Il paradosso incredibile, che ha uno humour tutto suo, è così servito: Cicero trasmette notizie vere che vengono considerate inattendibili, mentre Berlino lo ricompensa con sterline false ritenute autentiche!

La conclusione della storia? Più misteriosa dei gialli sugli agenti segreti: infiltrati Alleati che operano in Germania scoprono che c’è una fuga di notizie, ma il controspionaggio non arriverà mai a Cicero. Neppure quando l’ambasciatore von Papen commette l’incredibile leggerezza di chiedere conto al ministro degli esteri turco dei suoi recenti rapporti con gli anglo-americani. Intanto, la segretaria di Moyzisch passa al servizio dei britannici e fugge. Sebbene nessuno ancora conosca l’identità della spia, Cicero capisce di essere esposto. Forse per scrupolo, o più probabilmente perchè avvisato (si crede non abbia mai agito veramente da solo), nel maggio del 1944 Bazna interrompe i contatti e sparisce. A guerra finita è un affermato uomo d’affari, presidente di una società edile, ma dopo alcuni mesi ha un’amarissima sorpresa: le sue sterline sono regolarmente rifiutate dalle banche e viene così condannato per bancarotta.

Per conoscere maggiori dettagli sulle vicende dell’operazione Cicero e le ripercussioni che portarono, in buona sostanza, la Germania a non voler vincere la guerra, consiglio in primis i due romanzi dei protagonisti stessi: “Operazione Cicero” di L. C. Moyzisch del 1950 e “I was Cicero” di E. Bazna del 1962. Tratto dalla storia vera vi è anche il film “Five Fingers” (“Operazione Cicero”) di J. L. Mankiewicz del 1952. Un’ottima analisi degli eventi, nel tentativo di dissipare il mistero tipico dei racconti di spionaggio, si trova nel saggio “Operazione Cicero. La spy-story più intrigante della seconda guerra mondiale” di Domenico Vecchioni, Greco&Greco Editore, 2018.

login | privacy