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comunicazione storica

Il sito del Museo del patrimonio industriale: una guida multimediale tra le eccellenze manifatturiere di Bologna
di , 24 Luglio 2014, Il Blog degli studenti del Master , 3a edizione

Il sito del Museo del patrimonio industriale: una guida multimediale tra le eccellenze manifatturiere di Bologna

Il Museo del patrimonio industriale di Bologna – una struttura unica nel suo genere almeno in Italia – ha sede in via della Beverara 123 e fa parte dell’Istituzione Bologna Musei. La struttura museale è situata all’interno dell’ex Fornace Galotti “Battiferro”, vicino al Canale del Navile, nella prima periferia nord della città. La Fornace, costruita nel 1887, è stata fino al 1966 – anno della sua chiusura – il più grande impianto per la produzione di laterizi dell’intera città, anche grazie alla presenza di un imponente forno Hoffmann a 16 camere che lavorava a ciclo continuo.
Gli spazi espositivi del Museo del patrimonio industriale – per un totale di circa 3mila metri quadri – sono dunque ospitati sia all’interno del forno Hoffmann, recuperato con criteri conservativi, sia negli ambienti sovrastanti una volta dedicati all’essiccazione del prodotto; nella palazzina adiacente al Museo sono invece presenti una sala per le esposizioni temporanee, la biblioteca e gli uffici.
Il Museo del patrimonio industriale studia, documenta e divulga la storia produttiva della città e del territorio circostante. Si tratta di un percorso articolato, che inizia nel XIV secolo con la “Città dell’acqua e della seta”, entra in crisi nel corso della prima rivoluzione industriale e riprende nel corso del XX secolo, con l’affermarsi dell’attuale distretto meccanico ed elettromeccanico. Le chiavi di lettura scelte dal Museo per interpretare questa storia sono le idee e la cultura dell’innovazione, attraverso le quali gli uomini, le imprese e le nuove tecnologie si sono affermate nel corso dei secoli.
Il sito del Museo compone un ulteriore importante tassello nella narrazione della storia del patrimonio industriale bolognese e del suo peculiare modello produttivo, dall’Età Moderna a quella Contemporanea.
Nella home page del sito sono presenti tutte le informazioni per l’accesso alla struttura, come orari e giorni di apertura, la mappa e una breve descrizione del Museo stesso.
Dalla home, attraverso un’apposita griglia si accede facilmente alle due sottosezioni riguardanti la “sede” e la “storia” del Museo. La prima descrive velocemente la sede presso la quale è ospitato il Museo, cioè la Fornace Galotti “Battiferro”, lungo il Canale Navile, la cui costruzione risale al 1887.
Nella seconda sottosezione – quella riferita alla storia del Museo – il visitatore viene informato che l’idea di costituire a Bologna un Museo dedicato alla civiltà industriale, nasce alla fine degli anni settanta dalla volontà del Comune di Bologna e dell’Istituto Aldini-Valeriani – la più antica scuola tecnica della città – di recuperare ed esporre le collezioni storiche dell’Istituto, “preziose testimonianze del complesso percorso di formazione delle maestranze locali, soprattutto nella meccanica e poi e nell’elettromeccanica”.
Sempre dalla apposita griglia nella home page – di facile e immediata consultazione – si accede a tutte le altre sezioni del sito.
Di particolare interesse è la sezione “collezioni”, grazie alla quale è possibile prendere visione e informarsi rispetto alla gran parte dei macchinari esposti. Infatti, passando per delle specifiche sottosezioni, si giunge alla visualizzazione fotografica e alla descrizione di diverse tipologie di prodotti, materiali esposti e installazioni: si tratta di più di 1000 pezzi di natura e provenienza composita, divisi tra “Collezioni Storiche”, “Apparecchiature e prototipi industriali”, “Exhibit”.
Ovviamente, non tutti pezzi sono corredati di scheda grafica e descrizione – questo sarebbe francamente impossibile e soprattutto si perderebbe poi il senso stesso della visita al Museo – ma buona parte di essi, almeno i macchinari, i modelli e le ricostruzioni più importanti, sono ben visibili sul sito e accompagnati da dettagliate descrizioni storiche e spazio-temporali.
Altra sezione degna di nota è quella riferita agli “spazi espositivi”, nella quale è possibile prendere visione e informarsi – sempre grazie a supporti fotografici e descrittivi – rispetto alle mostre temporanee e permanenti ospitate dal Museo. Dalla sottosezione “permanenti” si può infatti accedere ai vari nuclei tematici del Museo del patrimonio industriale: dalla “Bologna dell’acqua e della seta”, a “La moderna città della cultura meccanica e elettromeccanica”, fino a quella intitolata “Bologna capitale del packaging”. Dalla sottosezione “temporanei” è invece possibile, non solo prendere visione delle mostre attualmente ospitate dal Museo, ma anche visualizzare l’archivio di tutte le esposizioni temporanee dal 2003 ad oggi. Naturalmente, anche in questo caso, non mancano abbondati gallerie fotografiche e descrizioni, sia di ogni singola mostra che di alcuni pezzi esposti.
Ultima sezione che voglio segnalare è quella relativa alle “scuole”. Infatti, l’attività didattica, insieme alla ricerca e alla conservazione, è uno degli obiettivi primari del Museo che, fin dalla sua origine, ha sempre riservato una particolare attenzione al mondo della scuola, anche attraverso la costruzione di visite guidate e percorsi tematici specifici.
 In tale sezione è infatti possibile reperire tutte le informazioni utili per studenti e insegnanti desiderosi di una visita guidata al Museo.
Il sito del Museo del patrimonio industriale – a mio avviso – ben riesce a tenere fede agli intenti pedagogici e formativi del Museo stesso: c’è una costante attenzione ad accompagnare il visitatore lungo un percorso di comprensione del macchinario esposto, raccontandone la storia, la sua localizzazione nel tempo e nello spazio e la narrazione di chi quel macchinario lo ha progettato, usato e vi ha costruito sopra un pezzo importante del proprio lavoro.
La struttura del sito risulta di facile e immediata comprensione. La principale critica che si può rivolgere ai gestori del sito e forse quella dell’eccesso quantitativo di informazioni e schedature, riferite al materiale esposto nel Museo. Nel corso della consultazione capita spesso di essere “travolti” da una mole di materiale fotografico e documentaristico che, francamente, avrebbe molto più senso visionare direttamente in loco. Se l’intento del sito è quello di stimolare il visitatore virtuale a compiere una visita “reale” in loco, beh questo aspetto andrebbe maggiormente curato. Il rischio – ma si può tranquillamente parlare di una realtà in questo caso – è proprio quello di eccedere in informazioni e descrizioni virtuali, non lasciando al visitatore la voglia di scoprire dal vivo quello che si nasconde tra le mura del Museo stesso.
Nonostante gli aspetti appena segnalati, grazie al Museo del patrimonio industriale e al suo sito internet, Bologna celebra, comunque, non solo un pezzo fondamentale della sua storia – come quello riguardante lo sviluppo economico – ma mostra anche un territorio che ha fatto del progresso sociale e della partecipazione attiva delle maestranze, rispetto all’organizzazione del lavoro, un carattere peculiare del proprio benessere.

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