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comunicazione storica

Gli Iblei in rete. Un esempio di Public History
di , 16 Luglio 2014, Il Blog degli studenti del Master , 3a edizione

Gli Iblei in rete. Un esempio di Public History

Nel marzo 2013, in occasione del convegno di studi svoltosi a Chiaramonte Gulfi (RG) all’indomani della produzione del documentario Terramatta: Il Novecento italiano di Vincenzo Rabito analfabeta siciliano (Nastro d’argento 2013), ha avuto inizio un progetto dal nome curioso, Archivio degli Iblei.
Nato da un’idea di Chiara Ottaviano, fondatrice di Cliomedia Officina, la prima società in Italia che ha per mission la Public History, il progetto si pone due obiettivi fondamentali. Innanzitutto quello di valorizzare il patrimonio storico-culturale di una comunità siciliana stanziata sul territorio compreso tra Ragusa e Siracusa, dove appunto si erge la catena dei Monti Iblei. Scopo dell’iniziativa promossa dal convegno era quello di raccogliere tutte le memorie, le ricerche, le testimonianze e i documenti relativi alla comunità siciliana per inserirla, e quindi renderla nota, in un più ampio contesto globale. Allo stesso tempo, un obiettivo importante che si pone il comitato promotore del progetto è quello di “divenire sia un punto di riferimento per chi opera nel territorio in ambito culturale (virtuale e non), sia creare un’occasione di visibilità, oltre i confini regionali e nazionali, anche per gli studi e le intelligenze espresse”, come sottolinea Chiara Ottaviano nell’articolo apparso sulla rivista digitale Storia e Futuro nel febbraio 2014.
Gli strumenti divulgativi e informatici di cui si è dotato inizialmente il progetto, con i quali ha iniziato la campagna di raccolta dei materiali, sono stati un sito internet dedicato e una pagina facebook creata appositamente. Il sito internet è stato realizzato tramite il kit open source Museo&Web promosso dal MIBACT – Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo – all’interno del progetto Minerva Europe. «È stato certamente un punto di forza quello di avere scelto un sistema open source collegato ad una realtà più ampia per la realizzazione del sito. Ci ha subito permesso di essere segnalati nazionalmente e internazionalmente», spiega Chiara Ottaviano nell’incontro organizzato con la redazione. La ricca Rassegna stampa presente nel sito e la segnalazione da parte dell’European History Primary Sources (EHPS) ne sono una conferma.
Il portale è suddiviso in quattro sezioni principali che permettono agli utenti di interrogare con facilità le fonti e i documenti sulla comunità iblea. Ciascuna sezione (Percorsi tematici, Testimoni e studiosi, Archivio immagini, Testi e ricerche) rappresenta una chiave di lettura ben precisa del territorio.
Nella sezione Testimoni e studiosi sono raccolte video-interviste a testimoni e ricercatori i quali, attraverso il racconto della propria esperienza personale e delle proprie ricerche, descrivono quei cambiamenti sociali e culturali, soprattutto degli anni Sessanta e Settanta, del Novecento vissuti anche dalla comunità iblea. Nell’Archivio immagini sono pubblicate numerose gallerie fotografiche, suddivise cronologicamente e tematicamente, ricche di preziose e rare immagini per lo più ricavate da archivi e collezioni private. Nella sezione Testi e ricerche si possono leggere memorie, studi e documenti su diversi argomenti scritti da studiosi e appassionati della cultura iblea. Infine, all’interno dei Percorsi tematici, si ritrovano i diversi contributi presenti nelle precedenti sezioni ma raggruppati per tematiche di interesse sociale e culturale (In campagna, Il mangiare, La scuola, etc.). Si tratta di un sito internet ben strutturato e accattivante, «i contenuti sono facilmente navigabili e interrogabili grazie ad un’interfaccia e ad una grafica piacevoli e semplici”, come sottolineato da Stefano Franzolin, tra i redattori del sito.
Per quanto riguarda la pagina facebook dedicata al progetto, questa è stata fin da subito utilizzata non solo per comunicare le iniziative proposte, ma anche e soprattutto come sistema di raccolta e promozione di materiali. «Facebook è stato utilizzato come strumento informale per contribuire al progetto. Non tiene nessuno fuori dalla porta e sollecita la partecipazione» (Chiara Ottaviano). «Quello della collaborazione è stato fin da subito un punto di forza del progetto. Una partecipazione non solo virtuale, ma che è riuscita a trovare un alto livello di adesione nella realtà, come si è visto in occasione del corso di aggiornamento sulle fonti orali e nelle manifestazioni collaterali» (Walter Tucci, senior di Cliomedia Officina).
Il progetto Archivio degli Iblei, che trova nel sito e nella pagina facebook degli ottimi strumenti di realizzazione e promozione, nasce come progetto che crede nella multimedialità, ma allo stesso tempo «non vive solo all’interno di internet e non coincide solo con il sito. Sono stati fatti grandi sforzi sul territorio per fare di questo progetto un punto di positiva attrazione per realtà ed energie presenti sul territorio ibleo che spesso non dialogano tra loro. L’idea di poter creare sinergie positive tra soggetti presenti sul territorio e la possibilità di collegarsi ad un network nazionale e internazionale è stato uno dei principi alla base del successo di partecipazione. Resta aperto il problema della sostenibilità economica» (Chiara Ottaviano). Secondo Andrea Nicita, il più giovane membro della redazione, «uno dei prossimi passi sarà quello di ampliare la partecipazione, soprattutto delle scuole».
Si può affermare con certezza che il progetto, e dunque anche il portale, dell’Archivio degli Iblei è un ottimo esempio di Public History: stimola alla ricerca scientifica attraverso un’operazione di comunicazione e divulgazione storica.

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