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comunicazione storica

Forte Belvedere Gschwent: la fortezza delle emozioni
di , 11 Marzo 2012, Il Blog degli studenti del Master , 2a edizione

Forte Belvedere Gschwent: la fortezza delle emozioni

Forte Belvedere Werk Gschwent di Lavarone fa parte delle 80 fortezze militari costruite in Trentino dall’esercito austro-ungarico tra il 1860 ed il 1914. “Per Trento basto io!” era il motto di cui si fregiava durante la Grande Guerra. Nel 1935 re Vittorio Emanuele III dichiarò il Forte monumento nazionale, salvandolo così da sicura distruzione.
L’imponente edificio, realizzato a 1177m sulla Val d’Astico, ospita dal 2002 un museo sulla Grande Guerra.
Accanto alla classica struttura museale, ricca di cimeli dell’epoca e di ambienti perfettamente conservati, convive una coinvolgente serie di postazioni multimediali, realizzate senza stravolgere l’antica struttura del forte.
Il visitatore è pensato come al centro della rappresentazione e la multimedialità diventa uno strumento per suscitare forti emozioni.
Il forte si articola in un blocco centrale che ospita gli alloggi, i magazzini e gli uffici ed una parte sotterranea. Una serie incredibile di cunicoli all’interno dei quali è facile perdersi.
Al fine di orientare i visitatori sono state realizzate delle guide particolari. Silhouette di soldati, attivi al passaggio del visitatore, illustrano la storia del forte e lo orientano nel proseguo della visita.
Per avere una singolare visione d’insieme di quello che è l’esterno del forte e di come esso si collochi nel paesaggio è stato realizzato un plastico animato, fedele ricostruzione della fortezza e del territorio circostante. La val d’Astico era infatti all’epoca un territorio strategicamente importante, in quanto rappresentava il confine tra il regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico.
Forti spari, colpi di tosse, voci filtrate dalle maschere antigas, accompagnano il visitatore in quelle che erano le postazioni degli obici. Un’esperienza sensoriale talmente forte da sembrare vera, come se in quei tetri ambienti fossero presenti realmente dei soldati. La guerra non era fatta solo dalle armi.
Esistevano altri strumenti meno conosciuti ma altrettanto importanti, come il telegrafo ottico.
Il telegrafo ottico collegava le fortezze dell’altopiano con il Monte Rust (Lavarone). Un tavolo delle comunicazioni, permette al pubblico di interagire con l’apparecchiatura. Il gesto di una mano fa partire una sequenza luminosa ed un filmato che racconta la vita all’interno del forte.
Ancora una volta è il visitatore ad attivare la postazione multimediale denominata “ L’angelo degli alpini”. Due voci femminili leggono brani di Mario Rigoni Stern e Piero Jahier. La dimensione umana del soldato è la protagonista della postazione “ I diari dei nidi delle mitragliatrici”. Volti di soldati appaiono sullo schermo, mentre una voce fuoricampo legge stralci di lettere e diari, a ricordare che la storia è fatta anche dalle piccole storie quotidiane. Storie di soldati, ma soprattutto di uomini a cui questo museo rende giustizia.

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