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comunicazione storica

I Campi fascisti. Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò
di , 22 Gennaio 2013, Il Blog degli studenti del Master , 2a edizione

I Campi fascisti. Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò

Il progetto del sito campi fascisti si basa su una grande ambizione: tentare di offrire un’immagine d’insieme sui luoghi di detenzione e internamento istituiti dal regime e dalla Repubblica sociale italiana. Un’articolata geografia di campi, prigioni, località di confino in Italia e all’estero, in cui fra gli anni venti e il 1945 lo stato fascista imprigiona, segrega, deporta popolazioni straniere, oppositori politici, ebrei, omosessuali e rom. Costruito a partire da un ricco database a cui si accede sia per mezzo di mappe interattive, sia attraverso una ricerca per categorie – tipo di campo, dipendenza, funzione, tipologia di internati, nazione – questo sito non rappresenta una fotografia di un’unica ricerca innovativa in ogni sua parte, ma piuttosto aspira a diventare luogo di sintesi dei risultati raggiunti dagli studi storici nell’ultimo ventennio.
Obiettivo dichiarato dagli autori è la raccolta di disposizioni, documenti, testimonianze, fotografie, interviste e ogni altro materiale contribuisca a descrivere e a realizzare una mappatura il più possibile completa dei diversi campi e luoghi d’internamento fascisti. Frutto della collaborazione fra partnership internazionali diverse1 e cofinanziato dall’Unione Europea, supportato scientificamente dall’Istituto Storico Germanico di Roma DHI e dall’Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza IRSIFAR – nella cui sede è stato ufficialmente presentato il 28 novembre 2012 – il progetto non nasce in ambito storiografico, né tantomeno strettamente accademico, ma dalla volontà di alcuni giornalisti radiofonici dell’Associazione Audio Documentaristi AUDIODOC di diffondere le acquisizioni storiche, i documenti, le immagini e le testimonianze raccolte su questo tema all’interno dell’omonima ricerca; e in prospettiva da soggetti e strutture differenti.
La filosofia che ne sta alla base è quella della condivisione e della collaborazione fra centri di ricerca diversi per la costituzione di un patrimonio storico comune in continuo aggiornamento, che possa divenire nel tempo memoria pubblica nazionale e non solo.
Una volta selezionata una delle possibili località proposte, si accede alla specifica scheda descrittiva che illustra la tipologia del luogo di detenzione prescelto offrendo supporti cartografici e documentari, materiali archivistici in prevalenza testuali – documenti e disposizioni, ma in futuro si confida nell’incremento anche di quelli visivi; bibliografie, memorie scritte redatte in passato e in alcuni fortunati casi anche audio-interviste a ex internati che hanno recentemente concesso la loro straordinaria testimonianza. Sia le fonti memorialistiche scritte, sia i file audio e le loro trascrizioni sono purtroppo presentate solo in lingua originale, riducendone in parte l’accessibilità.
Il progetto si autorappresenta però come un work in progress in costante implementazione, anch’essa immaginata in forma aperta attraverso collaborazioni e incontri con altri ricercatori, finalizzati non solo alla raccolta di nuovo materiale, ma anche al confronto scientifico sulle categorie e i presupposti teorici adottati e da adottare; o eventualmente da mettere in discussione.
Se una critica può essere mossa al sito è di mancare per ora di una mappatura diacronica in grado di visualizzare l’evoluzione nel tempo dei luoghi d’internamento; e di non aver ad oggi esplicitato o sviluppato con sufficiente chiarezza i nodi teorici che ne costituiscono le fondamenta. Non si tratta infatti di un mero esercizio di sintesi e compilazione di dati informativi in grado di offrire agli studiosi, agli insegnanti o ai semplici interessati un vasto materiale documentario sul tema. La stessa eterogeneità dei casi presentati, su di un argomento di così ampia portata e mai fino ad ora analizzato dalla storiografia in una prospettiva unitaria, sollecita gli studiosi a definire nuove riflessioni e a immaginare categorie interpretative inusuali per delineare l’universo concentrazionario italiano. Per una volta gli strumenti, i luoghi e le pratiche adottate dallo stato fascista nelle sue politiche repressive non sono osservati in comparazione al caso tedesco con accondiscendente buonismo, ma vengono analizzati all’interno di coordinate spaziali e temporali ampie in funzione delle proprie peculiari e autonome caratteristiche.

Note

  1. Fondazione Museo della Shoah, NS-Dokumentationszentrum (Colonia), Berliner Geschichtswerkstatt, Fritz Bauer Institut (Francoforte), Istituto di psichiatria sociale e psicotraumatologia (Podgorci-Slovenia), Dipartimento di storia e civiltà dell’Università di Bologna

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